Tim Cook, il CEO da mille miliardi

Tim Cook CEO da un trilione

Tim Cook, il primo uomo da mille miliardi

In molti hanno avuto dei dubbi su di lui. In tanti non lo hanno ritenuto all’altezza di essere la guida della Apple. Nel tempo, però, Tim Cook ha mostrato tutto il proprio valore e ora è considerato il CEO più bravo del mondo. 

Proprio grazie ai suoi sforzi la Apple ha continuato la propria scesa verso l’Olimpo delle migliori aziende su scala mondiale. Proprio grazie ai suoi sforzi sono stati migliorati numerosi aspetti di quest’azienda. E proprio grazie ai suoi sforzi la Apple viene considerata alla pari di una delle aziende più promettenti in assoluto su scala globale.

Se da un lato Steve Jobs ha sicuramente iniziato ciò che era destinato a crescere progressivamente, Tim Cook ha fatto il proprio apportando all’azienda delle innovazioni particolari.

Il merito, insomma, non è mai di una sola persona e bisogna certamente dire che oltre alla celebre mente di Steve Jobs e quella, non meno celebre, di Tim Cook il successo della Mela sia attribuibile anche a numerosi altri tecnici, ingegneri e designer dell’azienda di Cupertino.

Proprio loro ci hanno messo sé stessi, corpo e anima, in questo progetto nel tempo divenuto tra i più importanti al mondo. Eppure Tim Cook stesso è sempre stato considerato come un manager noioso,tipico, tradizionale, privo di sorprese. Le sue idee – di una tradizione già conosciuta e riconosciuta. Niente di nuovo sotto al sole, – direbbe qualcuno.

Eppure il conservatorismo, la tradizionale linea dell’azienda sono fattori che hanno un proprio vantaggio: essi danno i risultati. Del resto non conta solo la dinamicità, la velocità, l’innovazione, la spinta, l’adozione delle nuove soluzioni oppure una mente giovane. 

Ciò che conta è anche il legame che collega il CEO con l’azienda. Si tratta di uno dei quei fattori che spesso vengono tralasciati, sottovalutati, ma che più di molti altri aspetti danno dei risultati sicuri. Ed è proprio questo che si ricerca in un mercato IT come quello odierno: l’efficacia.

Quell’efficacia che deriva da una sana umiltà nel lavoro, che nasce dal costante impegno di tutti e anche dalla capacità di Tim Cook nel creare idee e nel motivare gli altri. Il merito è il suo, ma il lavoro è del team.

Eppure, stando anche a quanto riportato dalla stessa azienda, il raggiungimento dell’importante traguardo è solo un numero che non è nemmeno la misura del successo aziendale. Più delle cifre contano i prodotti, la cura che l’azienda ha per i propri clienti e i valori, nonché la filosofia che essa incarna.

La vittoria di Cook è una vittoria di tutti.

La vittoria del nome rappresenta il successo di una filosofia che ha dovuto fronteggiare numerose critiche dopo la morte di Steve Jobs. Eppure Cook è riuscito a stabilizzare l’azienda, a renderla al contempo più giovane senza distaccarsi dai precetti classici del manager aziendale.

Proprio sotto le bandiere di Tim Cook, un manager incrementale dalla vecchia mentalità, la Apple ha smesso di lanciare le innovazioni di anno in anno e si più concentrato sul perfezionato dei propri prodotti.

Una scelta, questa, che a lungo andare ha dato i suoi frutti rivelandosi vincente. Del resto se la base c’è, perché non lavorare sulla stessa per rendere i prodotti della Apple davvero… vincenti?

Certo, questo gli è valso un ammontare infinito di critiche e qualcuno ha persino messo in dubbio la sua capacità di manager aziendale. Tutte critiche ingiustificate, come abbiamo visto.

Perché Tim è una persona che sa quel che fa, che sa leggere l’andamento del mercato e correggere il tiro. Non senza uno spirito corsaro, bisogna dire, forse tramandatogli dal fondatore dell’azienda. 

A definire noiosa la strategia di Tim Cook ci ha pensato niente di meno che Ken Segall, il famoso guru della comunicazione targato Jobs.

E mentre Segall si annoiava, il CEO della Apple ha ben pensato di allargare la produzione su scala planetaria, sfondare i mercati, razionalizzare i costi, sistematizzare i prodotti e siglare gli accordi.

Un lavoro noioso, certo, e pure titanico… specialmente considerando le proporzioni degli investimenti realizzati dalla Apple nel corso dell’ultimo biennio. Certo, niente di dinamico o movimento, ma gli investimenti hanno permesso di creare le basi per il lancio di prodotti sempre più nuovi e sexy.

Del resto, sempre a lui va il merito di aver trasmesso il visionarismo di Jobs a tutto il team e di aver quindi creato dei Device unici nel loro genere che prima nessuno aveva immaginato. Al giorno d’oggi è proprio ciò che porta all’azienda miliardi di dollari. 

Perché il mercato non è solo quello dei visionari, ma anche della gente che ogni giorno suda e s’impegna.

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Dai 350 milioni a 1 trilione: la storia di Tim Cook

Quando nel 2011 Steve Jobs morì molti pensarono che per la Apple sia arrivata la fine. Al tempo l’azienda aveva il valore di 350 milioni di dollari e neanche gli ottimisti più incalliti avrebbero mai pensato che già tra 7 anni questo valore sarebbe stato quasi triplicato. Per giunta nessuno credeva nelle capacità di Tim Cook in quanto CEO.

 Forse solo Steve Jobs riusciva a vedere in lui quella vena nascosto che avrebbe presto portato la Apple a essere l’azienda con il più grande valore al mondo. Eppure passò il tempo, Cook fece vedere di che pasta è fatto e realizzò i propri progetti. Il valore della Apple cominciò a salire in modo inesorabile.

Giorno dopo giorno il valore delle azioni della casa di Cupertino aumentava in quel che veniva considerato alla pari di un miracolo del mercato. Quindi il BOOM: il 2 agosto del 2018, quando le quotazioni della Apple a Wall Strett hanno raggiunto il modico livello di 207,39 dollari per azione.

Proprio questa soglia ha permesso presto all’azienda di sfondare il tetto e diventare la società con il valore da 1 trilione, al che sono seguite le congratulazioni verso l’ormai leggendario CEO con tanto di un’ipotesi di festa subito smentita. Perché, come già accennato, i rendimenti finanziari non hanno mai rappresentato una meta per Tim Cook, ma soltanto la strada per raggiungere un successo ancora maggiore e vendere ancora più iPhone. 

I clienti e i prodotti: ecco cosa significa per davvero, perché hanno un valore che i soldi, il valore per definizione, non ha. E così la corsa verso l’evoluzione tecnologia dei prodotti continua in quel inesorabile andare. Anzi: correre.

A guidare la crescita sono stati sicuramente i sorprendenti risultati raggiunti dalla Apple nel secondo trimestre del 2018, decisamente sopra le attese con tanto di iPhone che ancor oggi continuano a vendere.

Proprio questo trimestre è stato quello “magico” per la Apple che è riuscita a imporsi come l’azienda con più prospettive di crescita in assoluto. E, bisogna dire, la strada dai 350 milioni dell’epoca di Steve Jobs a 1 trilione dell’epoca di Tim Cook non è stata facile, né priva di ostacoli.

La misura del successo è ben altra e se lo dice Tim Cook… beh, a noi non resta che crederci, dopotutto.

 

Tim Cook: businessman e benefattore

Subito dopo aver conseguito l’importante risultato, Tim Cook ha ammesso di non volersi fermare, ma, anzi, di voler continuare sulla stessa strada. Non solo: si è anche impegnato nel sociale donando ben 120 milioni di dollari, tutti in azioni, in beneficenza.

Certo, sono spiccioli per qualcuno che è alla guida dell’azienda il cui costo è di 1 trilione. Eppure è il gesto che conta, la dimostrazione del fatto che non soltanto i soldi ad avere importanza, ma anche il modo in cui ci si impegna sul campo sociale per fornire a tutti una casa e del cibo.

Le cose come le ville faraoniche non interessano a Tim Cook, che, come gli altri Big della Silicon Valley è abbastanza sobrio da guadagnare molto e spendere poco (o quasi). Anche nel 2018, come ogni anno sin dal 2011, il CEO migliore del mondo ha ricevuto un pacchetto di azioni in omaggio della Apple.

In particolare sono ben 560.000 azioni che, tradotte nel prezzo corrente di 214 dollari per azione, rappresentano un bonus di oltre 120 milioni di dollari. La metà di queste azioni sono state date a Tim per il merito di essere ancora il CEO della Apple e non di essere andato a lavorare per un’azienda concorrente. L’altra metà è il bonus in omaggio per aver superato gli obiettivi finanziari che l’azienda si era preposta.

Di pacchetti simili Cook ne ha ricevuti a bizzeffe negli ultimi 7 anni e sembra proprio che ne riceverà ancora fino al 2021. In quell’anno potrà decidere se andare via oppure se restare nella Apple per cercare di raggiungere altri bonus.

L’informazione più preziosa, però, non è questa. È il fatto che Cook abbia deciso di donare 23.215 azioni, circa 5 milioni di dollari, alle associazioni non profit. Questi soldi, quindi, potranno essere dedotti dalle tasse e andare dritti in beneficenza.

Nonostante i soldi a Silicon Valley non manchino di certo, ancor oggi non sono in molti a fare delle simili opere. Spesso e volentieri si preferisce tenere i soldi per sé: costruirsi delle ville, dei castelli o magari usarli in altre maniere.

Non è il caso di Cook, però, che come mai nessuno prima vuole apportare al mondo non solo i vari oggetti appartenenti alla sfera IT, ma anche altro.

Da sempre, difatti, è un CEO impegnato nella beneficenza, perché non è solo la tecnologia a migliorare il mondo, ma anche molto altro e lui lo sa bene. Il suo contributo, insomma, è sicuramente prezioso dopotutto.

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Tim Cook: un CEO umile ricordando Steve Jobs

Probabilmente non c’è una persona al mondo che ricorda Steve Jobs con più perspicacia di Tim Cook. Egli tende a ricordarlo praticamente in ogni lettera, in ogni cosa che fa. Lo fa ovunque. E non è da meno la lettera di ringraziamento ai dipendenti della Apple, dove ha tenuto a sottolineare che egli cerca soltanto di continuare ciò che aveva iniziato a fare Steve Jobs.

Con quel suo fare particolarmente umile egli sottolinea che l’alloro spetta prima di tutto proprio a Jobs e solo dopo a lui.

Quella dell’umiltà,– un’altra caratteristica particolarmente noiosa, direbbe qualcuno, – è una caratteristica centrale di quello che Tim Cook rappresenta come persona ancor prima che come CEO. Proprio lui nella lettera ha sottolineato che erano la follia e la creatività dell’ex CEO ad aver dato una notevole spinta alla Apple facendola diventare ciò che è ora.

Lui, Tim, non ha fatto altro che spingere ancora di più l’azienda al fine di permettere il superamento delle frontiere e dei confini che prima risultavano quantomeno difficili da raggiungere.

Certo, Steve Jobs ha fatto un lavoro enorme fondando la Apple sulla convinzione che la creatività e la fantasia umane possano superare ogni genere di ostacolo. 

Lui, il visionario, ha ben pensato che le persone siano in grado di superare anche quelle che a prima vista sembrano le sfide più follie e difficili da vincere. Proprio su questa scia Tim Cook afferma che la missione odierna della Appleè quantomai importante, considerando che al giorno d’oggi il mondo è in rapida evoluzione.

I prodotti della Mela creano dei momenti di soddisfazione e di sorpresa cercando di migliorare la quotidianità delle persone in tutto il mondo. I dispositivi della Mela cercano di rafforzare le persone in modo da arricchire la loro vita ed è questa l’importantissima missione che vige sulle spalle dell’azienda, tant’è che tutti ne sono consci.

Il ricordo si Steve, insomma, non è ancora svanito nei cuori degli impiegati della Apple e sicuramente resterà al suo posto ancora per molti anni a venire: quel suo simpatico faccione riflessivo.

Proprio grazie agli sforzi di queste celebri menti la Apple è passata dall’essere un’azienda che molti dicevano fosse destinata al fallimento a essere l’azienda di maggior successo al mondo. 

Il miracolo non è solo di Steve Jobs, come molti tendono erroneamente a pensare, ma anche di Tim Cook. Entrambi hanno apportato le loro migliorie ai prodotti della Mela mentre questa era sull’orlo del baratro, conducendola, passo dopo passo, verso un successo planetario che poche altre aziende potranno ripetere.

Se un giorno, molto tempo fa, la Apple aveva in cassa soltanto delle risorse che potevano far sopravvivere l’azienda per 3 mesi, oggigiorno la Apple sembra un’attività immortale che certamente non scomparirà presto e che sta distanziando le proprie concorrenti sempre di più in quel che si può definire come una folle corsa dei folli. 

Dalle stalle alle stelle, insomma… per un lavoro che certamente non finirà presto.